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La convivenza tra uomini e ratti è stata a lungo difficoltosa. Ed è trascorso appena più di un secolo, da quando questi roditori sono entrati nelle nostre case come animali da compagnia.
Sappiamo tutti che i ratti hanno vissuto per molto tempo in prossimità degli insediamenti umani, perché le cantine, ricolme di provviste, offrivano loro costantemente cibo in quantità. I ratti selvatici sono stati da sempre considerati animali dannosi e descritti come esseri disgustosi, poiché vivevano nelle fogne e in altri luoghi sporchi. Si riteneva inoltre che fossero vettori di malattie. A lungo, hanno goduto di una nomea così tremenda da essere combattuti aspramente con trappole e veleni.
Nel XIX secolo, soprattutto in Inghilterra e negli USA, i combattimenti tra ratti erano un passatempo molto comune per le classi meno agiate. C'era chi catturava gli animali selvatici appositamente per questa forma cruenta di intrattenimento. A metà del XIX secolo, ha avuto inizio l'allevamento di questi animali, destinati ai combattimenti e a fungere da cavie nei laboratori.
Dalla fine del Novecento, questi piccoli roditori sono tenuti anche come animali domestici, poiché ci si è resi conto di quanto fossero intelligenti e semplici da allevare. Gli esemplari presenti oggi nelle nostre case come animali da compagnia discendono da quelli allevati come cavie da laboratorio (che derivano, a propria volta, dai surmolotti selvatici).
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